Le nostre storie

Brunella e Julius. 2 a 0 contro la Bastarda

Brunella e Julius. 2 a 0 contro la Bastarda

Ascoltarla raccontare la sua vita è come ripercorrere 60 anni di storia. La grande storia e la piccola storia quotidiana delle nostre nonne o mamme – in parte dimenticata o rimossa. La storia di come erano le donne, prima. Prima della conquista della “parità”, anche se nei fatti governavano casa e famiglia (la vita) col piglio degno di un generale. Anche se poi quello graduato era lui, il marito. Come nel caso di Brunella, a cui la grinta non manca nemmeno oggi a 88 anni. Un generale d’altri tempi (lei) che per 30 anni ha seguito il marito (ufficiale polacco) da un capo all’altro dell’Atlantico e oggi non abbassa la guardia di fronte alla SLA che ha colpito il suo unico figlio, Julius.

Brunella e Julius sono due dei nostri miglior amici e sostenitori. Così cari e così vicini, che mamma Brunella ha vinto la sua naturale ritrosia a parlare di sé. Una testimonianza unica da custodire perché memoria preziosa, ma anche da far fruttare nel presente, come quegli incontri che un po’ cambiano la prospettiva della vita.

Diamo allora la parola a Brunella, perché tanto fermarla non si riesce e le domande sarebbero fastidiose interruzioni di un romanzo dal finale aperto:

«Sono nata e vissuta a Milano e resto una milanese doc, anche se ho passato la maggior parte della mia vita all’estero, tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti per seguire mio marito, e oggi vivo a Monza vicino a mio figlio e alla sua famiglia. Ho studiato al ginnasio e poi al liceo, quindi mi sono laureata in farmacia a Pavia. Intanto c’è stata la guerra e poco dopo, a 17 anni, ho conosciuto Boris. Un ufficiale polacco che aveva fatto la battaglia di Montecassino. Quante mangiate di gelato ci siamo fatti! Da piccolo era stato prigioniero dei Russi nei gulag con la sua famiglia, quindi, dopo la liberazione, aveva attraversato a piedi la Persia per arrivare in Palestina, dove è stato arruolato nell’armata polacca. Quanta fame ho patito! Lo si capiva da come divorava quei gelati. Ma l’avrei capito ancora meglio anni dopo, quando avrei dovuto imparare a cucinare piatti sopraffini e a tenere il frigorifero sempre pieno! Beh, comunque, poi lui è partito per la Polonia e ci siamo scritti per un po’, finché ha iniziato a frequentare ingegneria in Inghilterra e ha cominciato a scrivermi sempre meno. A quel punto gli ho dato l’out out: o continuiamo a rimanere in contatto seriamente, oppure tanti saluti e grazie. Lui mi ha risposto dopo 3 mesi e così ho detto basta! Passano 11 anni e la mia vita va avanti, studio, mi laureo, lavoro e di certo non mi mancano i corteggiatori. Poi un giorno ricevo una cartolina da Boris e poco tempo dopo una lettera in cui mi scrive che sta venendo in Italia per lavoro e che desidera incontrarmi. Sono curiosa e così ci vediamo una sera al bar, parliamo e alla fine mi chiede: “Brunella, vuoi sposarmi?”. Io propongo di scriverci per un po’ per riprendere i contatti, per conoscerci meglio… ma cosa volete che vi dica? Ci siamo ritrovati! Ed entro l’anno ci siamo sposati! Ho smesso di lavorare e l’ho seguito sempre, dovunque il suo lavoro lo portasse: 8 anni in Inghilterra, 13 in Italia a Desio e poi 10 negli Stati Uniti. Un figlio e innumerevoli traslochi. Julius ha seguito le orme del padre, laureandosi in ingegneria biomedica, ma poi ha cambiato per business and administration. Io e Boris siamo rimasti sposati 50 anni! Pensavo di aver dato fondo a tutta la mia energia, ma mi sa che non è ancora tempo per riposarmi. A 88 anni devo rimanere in forze per mio figlio. Un uomo straordinario, di un’intelligenza incredibile. Nel 2006 si è sposato e poco dopo è nata Giada, ma già l’anno dopo sono cominciati i primi sintomi della Bastarda: stanchezza e difficoltà a camminare. Intanto si era trasferito a Nairobi, dove, da tutti i controlli, non risultava nulla di anomalo. Io però sentivo che c’era qualcosa di grave! Me lo sentivo! Finché un neurologo a Nairobi, senza troppi preamboli, gli ha diagnosticato la SLA. Al Besta a Milano ce ne hanno dato conferma. Nel frattempo nasce la mia seconda splendida nipotina: Thais, e Julius non si perde mai d’animo. Ingaggia la sua battaglia contro la Bastarda, dimostrando un coraggio da leoni! Fa tutto col pc: paga le tasse, fa la spesa online, insegna a cucinare alla moglie i piatti italiani, decide lui il menù per le bambine, le iscrive a scuola… si trasferiscono tutti a Monza vicino a me. Ma la presa in carico medica non ci soddisfa e così, dopo alcune ricerche, nel 2008 approdiamo al NEMO. E qui finalmente ci sentiamo a casa! Ci siamo subito affidati e affezionati e per questo sosteniamo NEMO. Perché abbiamo visto come lavorate, come parlate ai malati, come aiutate le famiglie, come ci sorridete, come ci trattate con tenerezza. Lo abbiamo visto! Lasciatemi dire che io in questa cosa della SLA mi ci sono trovata dentro e non lo auguro a nessuno, ma in qualche modo bisogna reagire e senza NEMO sarebbe stato tutto molto molto più difficile. Basta. Ho detto tutto. Chiudo con una frase di un OSS fantastico, Luigi, che è sempre di buon umore, perché: “Voglio che le nostre persone sorridano, quando possono”».

Grazie Brunella! E grazie Julius!