Le nostre storie

Io non sono la mia malattia. Sono Angiolina

Io non sono la mia malattia. Sono Angiolina

«Ho inaugurato la carrozzina elettrica facendo il giro dell’isolato con miei nipoti che mi facevano strada a bordo delle loro biciclette». Sorride sempre Angiolina e il suo sguardo è sereno. Perciò non si fa fatica a crederle quando esclama: «Ho una gioia dentro che a volte mi chiedo se sono matta. Poi però mi accorgo che la trasmetto agli altri e allora non mi interessa da dove, inspiegabilmente, mi arriva. Basta che, come fa bene a me, lo faccia anche alle persone che mi conoscono».

Angiolina non vuole parlare della sua malattia, la SLA, ma «di quello che ho dentro. Ormai il mio corpo pian piano mi sta abbandonando, ma il mio cervello no. Questo vorrei che gli altri capissero. Che ho ancora tanto da trasmettere e che ho voglia di comunicarlo».

Al NEMO Angiolina si trova bene «perché mi capiscono. Rispettano i miei tempi e la fatica che faccio a parlare. Inoltre mi hanno fornito gli ausili giusti e dato consigli per la postura e il movimento. Per esempio, con la pancera che mi hanno fatto provare sono rinata. Io infatti non sto a letto tutto il giorno, sto in carrozzina, così posso uscire, frequentare le mie amiche e i miei nipoti. Però stare seduta per tante ora nella stessa posizione mi causava dolore alla schiena, mentre adesso sto bene». Angiolina ha 66 anni, 2 figli e 4 nipoti - «i più grandi li ho cresciuti io». Quarant’anni di matrimonio e in casa ha sempre fatto tutto lei. Per questo adesso «a mio marito dico di portare pazienza che è arrivato il suo turno! Ho sempre aiutato chi soffriva, non solo perché ho fatto tanto volontariato, ma anche perché ho accudito mio fratello e poi mia mamma, prima che morisse. Sono esperienze che mi hanno fortificata. Ma la malattia oggi mi ha reso ancora più forte. E se qualche anno fa soffrivo di attacchi di panico, la SLA me li ha fatti passare. Non chiedetemi perché! Non lo so! La fede sicuramente mi dà una mano, e poi quando sono stata al NEMO e ho visto tanta gente giovane stare peggio di me, mi sono fatta coraggio e sono tornata a casa con una carica addosso pazzesca… Comunque, la gioia più grande della mia via è stata quella di essermi dedicata agli altri, di essere stata tutta per gli altri. E oggi accetto che gli altri diano una mano a me».